PSG, quel dettaglio che fa la differenza

Minuto 75, il Parco dei Principi si ferma per applaudire il numero 30, un certo Leonel Messi; certo di campioni a Parigi ne sono passati anche nelle epoche meno florenti di successi ed ambizioni. Hakimi entra in campo al posto della Pulce, dopo lassenso del signor Clement Turpin e mentre i circa 48 mila presenti allo Stadio attendono l’ingresso dell’esterno ex-Inter Pochettino si avvicina per stringere la mano al suo campione che però tira dritto con aria stizzita.

Il match racconta di una gara con ritmi abbastanza elevati, con Paquetà che porta in vantaggio l’OL ed un Neymar che trasforma il rigore del pari poco dopo. Leo colpisce una traversa da 25 metri su calcio da fermo ma non è abbastanza, i parigini hanno necessità di sostanza in fase di trazione anteriore e proprio come accade a tutti se non garantisci rendimento puoi uscire. Messi non si sente “tutti” ma ha la percezione di poter ancora dare una mano alla squadra, il tecnico ha ragione perchè al 93esimo Mauro Icardi trova la rete decisiva e regala i 3 punti e la testa della classifica ai suoi.

I dettagli fanno la differenza, perchè si può essere il numero uno al mondo e forse di sempre ma come Ronaldo pecca di ingerenza forse anche l’argentino si sta prendendo il lusso di voler prendere le decisioni al posto di altri. Pochettino e Messi hanno più di un filo conduttore, a partire da quel Newell’s Old Boy da cui entrambi sono partiti, passando per la camiseta albiceleste ed adesso il Paris Saint Germain. Messi ha calcato per la prima volta la Torre Eiffel ieri sera, mentre il tecnico alzò addirittura un Intertoto contro il Brescia di Baggio e Mazzone. Quel PSG non pullulava di campioni come oggi, eccezion fatta per personaggi illustri come Anelka ma nessuno si permetteva di storcere il naso.

Messi ha cambiato squadra e deve (ri)entrare in nuovi equilibri, in nuovi dettami tattici senza dare nell’occhio (anche se tutti i riflettori sono su di lui). Non indossa più la maglia numero 10 per motivi di marketing ma la classe cristallina è quella, a 34 anni bisogna essere un esempio per gli altri e cercare di non cadere in questi tranelli. Il saluto negato, forse, è una montatura di parte della stampa oltremanica che non aspettava nient’altro che bombardare la squadra di Al Khelaifi. Vincere è d’obbligo e l’interesse del singolo passa obbligatoriamente in secondo piano. Nessuna crisi, assicurano nella capitale francese, e nessun dissidio.

Storie di campo che tali devono rimanere, perchè la rabbia di uscire ad un quarto d’ora dalla fine con una traversa sulle spalle e la voglia ed il dovere di cambiare le sorti di un big match è molta. La volontà dell’allenatore è legge per lo spogliatoio, perchè tutti hanno uguali oneri. Messi non si sente “tutti” ma per il bene della compagine rossoblu e del suo finale di carriera, forse, dovrà cambiare vision alla sua personalità. Leader tra leader, perchè gli equilibri sono stati distrutti dal suo arrivo. Leo Messi e Pochettino troveranno la quadratura del cerchio quanto prima, lavorando sui dettagli.

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