Pietro Mennea:“La fatica non è mai sprecata. Soffri, ma Sogni”

In uno studio che emana amore vero, una donna forte dai tratti soavi mi racconta la storia di un uomo esemplare. Accanto a lei, Speed gioca con il suo peluche e ogni tanto sonnecchia. Siamo solo in tre in quella stanza luminosa di Via Silla 7, ma Manuela Olivieri, Speed ed io, non abbiamo dubbi: Pietro è lì con noi. Pietro è tutti noi; Pietro è l’umanità fatta di speranza e amore, è la personificazione dell’umiltà, della bontà e della forza. Pietro è l’emblema intramontabile dello sport, è il coraggio che tutti dovremmo e vorremmo avere.

Pietro Paolo Menna, nasce a Barletta il 28 giugno 1952 da papà Salvatore e mamma Vincenza. Il suo talento sopraffino affiora presto e all’età di quindici anni, sfidando e battendo una Porsche e un’Alfa Romeo, ne dà la dimostrazione assoluta. Pietro corre e supera anche il vento. E’ il 1979 e durante le Universiadi di Città del Messico, arrivano due record straordinari: il 10’’01 primato italiano sui 100 metri e otto giorni dopo, il 12 settembre, il formidabile 19’’72 sui 200 metri piani. Mentre ricordiamo questo record, Manuela si interrompe. Si alza, prende il diario tecnico di Pietro, lo poggia sulla scrivania e lo apre al 12 settembre 1979: 19’’72, ore 11:20. C’è scritto questo, solo questo; “ Perché Pietro era così, dopo aver raggiunto un obiettivo, se ne poneva un altro” afferma. L’anno dopo, lascia il segno alle Olimpiadi di Mosca, vincendo l’oro nei 200 metri.

CONTINUA A LEGGERE SULLA RIVISTA – PAG. 42

Start typing and press Enter to search