Essere Boca: Storia di una passione, di un amore, di un’identità

«Figliolo, prima di morire voglio vedere con te una partita di calcio nello stadio del Boca Juniors a Buenos Aires». Furono queste le parole che un tifoso britannico rivolse al figlio dodicenne dopo aver letto un articolo del periodico inglese “The Observer” intitolato “50 sportive things you must do before you die”, 50 eventi sportivi ai quali si dovrebbe assistere prima di morire. Al primo posto non c’erano le Olimpiadi, non c’era il Super Bowl né la finale dei Mondiali di calcio: c’era El Superclásico tra Boca Juniors e River Plate alla Bombonera di Buenos Aires. Perché il Boca, perché la Bombonera?
Che cos’è il Boca Juniors e cosa significa ESSERE BOCA JUNIORS?

GENEALOGIA DI UNA FEDE – Marco Polo, Giovanni Caboto, Amerigo Vespucci: la storia italiana pullula di navigatori dediti alle relazioni internazionali con territori a quell’epoca sconosciuti. Il più famoso, Cristoforo Colombo, era un genovese ed è proprio al fenomeno di immigrazione dei cittadini genovesi che si ricollega questo racconto. Intorno alla fine del 1800, in pieno colonialismo, La Boca, un quartiere costiero di Buenos Aires, allora terra paludosa e disabitata, venne infatti popolato da un cospicuo gruppo di immigrati genovesi alla ricerca di fortuna. Col passare del tempo il numero dei residenti italiani nel quartiere aumentò a tal punto che essi proclamarono l’indipendenza territoriale e la formazione della “Repubblica de La Boca”, un esperimento di breve durata, facilmente represso dal governo argentino, che ben testimonia però l’impronta culturale e sociale del popolo italiano in quell’area. Perchè fu proprio l’Italia che cambiò per sempre la storia del football in Argentina. Il Boca Juniors, infatti, fu fondato nel 1905 da un gruppo di giovani italo-argentini di chiare origini genovesi: Esteban Baglietto, Alfredo Scarpatti, Santiago Sana e i fratelli Farenga.

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