Radja Nainggolan non segna come Gigi Riva, ma e’ il condottiero di un gruppo spavaldo che sprizza salute, gioca a memoria e comincia a spaventare le big. La seconda sosta arriva dopo un avvio imperioso, da record, che ricorda ai tifosi senior la luccicante strada che porto’ allo scudetto del 1970. A Cagliari fanno gli scongiuri ma, se l’obiettivo alla Leicester sembra una chimera, tornare in Europa magari emulando l’impresa dell’Atalanta di Gasperini e’ un obiettivo per nulla impossibile. L’allegra brigata di Maran, timoniere serio e duttile, con una gavetta alla Sarri, da’ spettacolo, segna a raffica ed e’ in costante crescita. Sette vittorie nelle 12 gare iniziali i sardi non le conquistavano dall’anno scudetto, sono imbattuti da 10, hanno vinto a Napoli e Bergamo, pareggiato a Roma, colpito e affondato la Fiorentina.

Hanno appena completato il secondo tris di successi e il terzo posto arpionato non sembra dare alla testa a un gruppo con una difesa bene impostata, un centrocampo stellare con la qualita’ di Nandez, la corsa di Cigarini, la duttilita’ di Rog e la personalita’ straripante di Nainggolan. Simeone e Joao Pedro sono le frecce di un attacco efficace. Molti elementi suffragano la tesi che puo’ essere un anno speciale. Lo scudetto del 1970, a mezzo secolo dalla fondazione, e’ lontano giusto 50 anni. Ma, al di la’ del curioso riscontro statistico (Riva peralto ha compiuto in questi giorni 75 anni), ci sono altre analogie, ad esempio le circostanze di mercato.

L’architetto dello scudetto Andrea Arrica, che porto’ Rombodituono in Sardegna, costrui’ la squadra con cambi strategici (Gori e Domenghini per Boninsegna, Albertosi e Brugnera per Rizzo) permettendo al ‘filosofo’ Manlio Scopigno di gestire con disincanto un gruppo molto unito. Il presidente Giulini ha finanziato lo squadrone attuale con la ricca cessione di Barella che ha portato agli ingaggi di Rog e Nandez, col corollario dei prestiti di Nanggolan e Pellegrini. Maran ha ammortizzato i seri infortuni di Cragno e Pavoletti con gli inserimenti preziosi di Olsen e Simeone. Il cocktail miscelato da Maran e da un ambiente appassionato ha fatto il resto.

Certo, la qualita’ di Albertosi, Cera, Domenghini e Riva, protagonisti poi ai mondiali messicani, era altissima e gli avversari non paragonabili ai super team milionari odierni, ma il Cagliari puo’ legittimamente pensare in grande. In passato sono transitati in rossoblu’ tanti protagonisti: il declino del Cagliari dello scudetto ha coinciso con la retrocessione nell’anno dell’ultimo infortunio grave di Riva. Poi la resurrezione nel 1979 con una squadra che aveva il suo emblema nel goleador Virdis. Dopo 10 anni da dimenticare Claudio Ranieri ha portato la squadra dalla C1 alla A creando i presupposti per una squadra che, avendo nel tempo giocatori come Francescoli, Fonseca e Matteoli, avrebbe poi raggiunto la semifinale di Coppa Uefa nel 1994.

C’e’ stato poi il lungo periodo di presidenza Cellino con risultati alterni, una squadra col capitano-simbolo Daniele Conti, la presenza di elementi come Zola, Suazo. In panchina ha esordito in serie A Massimiliano Allegri prima di spiccare il volo. La gestione Giulini, partita con un’amara retrocessione, ha gradatamente riportato a buon livello il Cagliari che quest’anno pero’ sembra in grado di lasciare il segno nella storia del club. Se la squadra continuera’ a giocare come con Atalanta e Fiorentina, senza montarsi la testa, il sogno dell’Europa potra’ prendere forma.